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Programmi per l’autunno

13.08.2013

Qui è tutto un fermento, ve lo dico già…

Siamo in super fibrillazione e ci ronzano mille idee per la testa: lavori, case, colore di capelli, scuole. Ditene una e di sicuro ci stiamo pensando.

Ma intanto continuiamo con i nostri fine settimana in tenda, prova inconfutabile che qui facciamo una vita molto diversa da quella di super agiati un po’ annoiati che facevamo in Italia.

beachBums

E voi? Costa state tramando per l’autunno?

 

Confessioni d’estate

01.08.2013

A me piace Justin Timberlake. Non da morire, ma tanto da sapere quasi tutte le parole di What Goes Around Comes Around* e da alzare il volume tutte le volte che c’è una sua canzone alla radio.

Chiaramente il suo ritorno sulla scena musicale è stata una bella notizia, peccato che ‘ste nuove canzoni siano una palla mostruosa, nonostante la presenza di Jay-Z che pure mi piace molto.

In questi giorni è uscito il terzo singolo “Take Back The Night” e vorrei commentare con voi. Posso? Ok, prima guardate il video, ma anche solo 2-3 minuti, eh…

Pro

  1. La canzone dura meno di 8 minuti!
  2. È orecchiabile
  3. Ci sono scene di concerto e dallo speciale HBO di qualche anno fa mi sono fatta l’idea che JT dal vivo sia bravo
  4. Poco falsetto

Contro

  1. Take Back the Night ̬ il nome di una marcia che si tiene ogni anno contro stupro e violenze sessuali Рma minchia Justin, non fai Google prima di dare i nomi alle canzoni???
  2. Riccioli costretti in una improbabile pettinatura da Clark Gable, perché?
  3. Balletto alla Ellen DeGeneres invece che alla Justin Timberlake
  4. Scarpette da ginnastica bianche con pantaloni arrotolati? Ironico o sul serio?
  5. Bimbi che ballano, non se ne può più
  6. La camicia bianca con la pettorina nera, sembra una specie rara di uccello nordico.
  7. Dettaglio super frivolo: Justin invecchia male e ha la pelle brutta.
  8. L’ho già detto che quando balla sembra la caricatura di Ellen e TUTTI i suoi ospiti?
  9. Ha sposato Jessica Biel. Non pertinente con il video, ma non ci posso ancora credere.

Ora sto meglio e so che anche voi erano 5 settimane che aspettavate un post per leggere questa riflessione profonda.

Alla prossima, ma se non tornate dopo questo post vi capisco…

Poi mi chiedono perché mi manca l’Italia

22.04.2013

Mi dite dove le trovo altre così? Ma neanche se scrivo la letterina a Babbo Natale…

Non ne cito nessuna personalmente perché sono troppe e non vorrei farmi delle mine dimenticandomi qualcuno. Sul sito potete vedere tutto quello che fanno.

E siccome sono tecnologgggiche hanno anche la pagina Facebook  e l’account Tumblr... Fatele amiche, non vi pentirete!

La nostra vita in Israele

25.03.2013

Negli ultimi post non sono riuscita a trattenere l’amarezza e l’incazzatura che nutro nei confronti di Israele e del kibbutz e quindi ho deciso di approfondire e raccontarvi qualcosa in più della nostra vita qui. Oggi è la vigilia della Pasqua Ebraica e la data mi sembra di buon auspicio…

Per chi ancora non lo sapesse, ci siamo trasferiti in Israele da Torino all’inizio del 2011 con l’idea di tornare a vivere nel kibbutz in cui è nato Tamir. Ci abbiamo pensato per anni e poi un giorno abbiamo preso la decisione e in pochi mesi abbiamo organizzato il trasferimento.

Quando ne abbiamo parlato con il soviet supremo (cioè la segreteria centrale del kibbutz) ci è stato detto che c’era sì qualche problema con le case, ma che il kibbutz era assolutamente interessato a permettere il rientro dei figli dispersi in giro per il mondo e per Israele.

E qui apro una parentesi: una delle idee fondanti dello stato stesso è il rientro degli ebrei della diaspora, per cui se hai almeno un bisnonno ebreo puoi chiedere la cittadinanza e lo stato ti aiuta anche a trasferirti con agevolazioni economiche, corsi di lingua, ecc… L’ideale del ricongiungimento famigliare è molto vivo, anche come metodo per affermare la supremazia demografica ebraica perennemente minacciata dalla velocità e abbondanza di procreazione araba. Chiusa parentesi.

Quindi noi trulli trulli si è fatta una festa di addio nella nostra comoda casetta gratis nel centro di Torino, si sono mollati lavori rispettosi e ben pagati, si è presa la creatura allora quattrenne e si è partiti verso la terra promessa. Dopo 6 mesi io ho capito che ci eravamo presi una fregatura: non solo il kibbutz non aveva nessuna intenzione di aprire il discorso rientri, ma anche il grande stato sionista non aveva nessuna intenzione di farmi vivere tranquillamente qui, in quanto Israele = Stato Ebraico, Francesca = Infedele.

Oggi la situazione è questa:

  1. mio visto: da rinnovare tutti gli anni con documentazione demenziale tipo foto di noi due pucci-mucci per far vedere che siamo coppia vera e non solo sposati per far avere a me passaporto israliano. Passaporto che non serve ad un cazzo e che anzi ti rende la vita difficilissima nel resto del mondo, ma che dovrò comunque richiedere se mai vorrò avere un minimo di diritti in Israele.
  2. lavoro: certo il tasso di disoccupazione è tra i più bassi al mondo, ma anche gli stipendi, se non lavori nelle start-up, sono parecchio bassi. Tamir ed io guadagnamo quasi il 35% in meno di quello che guadagnavamo in Italia, tanto per dire…
  3. abitazione: siamo in una baracca semi-abusiva da 45 metri quadri a 500 euro al mese, spese escluse. Certo abbiamo un frutteto intorno a casa e l’orto.
  4. istruzione pubblica: per essere uno stato che la mena a tutti di fare 3 figli, sono messi malissimo con l’istruzione pubblica. Fino a 3 anni non esiste e le strutture private costano un sacco e chiudono alle 16.30. Non ho ancora capito come ci si organizza con 1 figlio figuriamoci con 3 visto che si lavorano 45 ore alla settimana. Il livello inoltre è medio-basso non esiste cultura generale, le materia umanistiche sono completamente snobbate e il piano di studio è concentrato al 99.9% su Israele e sui suoi innumerevoli nemici e persecuzioni. Per la serie la rivoluzione francese questa sconosciuta.
  5. kibbutz: non so neppure cosa scrivere su questo tema perché il soviet lo abbiamo visto una volta nell’ormai lontano aprile 2011 e da allora non abbiamo contatti e non sappiamo nulla del nostro destino.

Per anni ho difeso Israele dagli attacchi di tutti quei comunistacci antisemiti dei miei amici italiani, ma la verità è che Israele oggi è un paese indifendibile. Continua ad essere un paese bellissimo, con luoghi meravigliosi da visitare e persone socievoli (molto superficiali, ma socievoli), ma vive in un clima di continua tensione, odio, vittimismo e aspettative nei confronti del resto del mondo (resto del mondo che a loro avviso è fatto da 33% di europei anti-semiti, 33% di americani benefattori e 33% di generalizzati nemici musulmani).

E allora voi vi chiederete: ma perché Francesca, invece di romperci i maroni con lamentele non te ne vai? Per par condicio ecco i 5 pro:

  1. Tamir: come in ogni matrimonio che si rispetti si deve arrivare a compromessi con il proprio partner. Mio marito dopo quasi 10 anni in Italia aveva voglia di tornare un po’ a casa e in fondo, ma proprio in fondo, io penso sia giusto accontentare anche lui.
  2. Clima: magari vi sembra un argomento debole, ma invece a me la caldazza piace…
  3. Crisi economica italiana: l’ho detto, guadagnamo poco, ma non sappiamo cosa voglia dire stare a casa disoccupati e quando il ristorante per il quale lavorava Tamir ha chiuso, lui si è cuccato per 3 mesi l’assegno di disoccupazione all’80% (te lo danno per 8 mesi)
  4. Amici: magari sono un po’ truzzi ma sono generosi, amorevoli e presenti.
  5. Tel Aviv: il mio sacro graal. Forse una delle città che mi piace di più al mondo, sento che prima o poi (visto che il kibbutz si è defilato) ci trasferiremo e quindi tengo duro!

E voi siete mai stati in Israele? Che idea vi siete fatti? Raccontate!

Ps Astenersi ebrei italiani sionisti della poltrona Frau, convinti che vivere in Israele sia una roba fighissima. Statevene comodi a Milano e continuate a mandare soldi, possibilmente al Keren Kayemet e non a qualche rabbinato oltranzista o, dio ce ne scampi e liberi, ai coloni. I vostri commenti verranno cancellati perché so già che saranno faziosi e pieni di insulti. Grazie.

PPs Astenersi anche sostenitori filo-palestinesi di un qualsiasi non meglio identificato centro sociale “Palestina libera, Palestina rossa” che non contribuiscono in nessun modo alla causa del popolo palestinese. Iniziate a mandare soldi e sostenete l’UNRWA invece di venire con le flotille della “pace”. I vostri commenti verranno cancellati perché so già che saranno faziosi e pieni di insulti. Grazie.