Uteri ne abbiamo?

31.08.2016

Apprendo da Twitter che il Ministero della Salute ha indetto per il 22 settembre il Fertility Day.

Il sito al momento non è raggiungibile, evidentemente non hanno usato sufficienti precauzioni, ma ho avuto il dispiacere di consultarlo per un paio di minuti e ne sono uscita disgustata e amareggiata. Anzi, facciamo pure incazzata come una belva.

L’idea alla base è anche buona: promuovere una serie di pratiche e iniziative a favore della salute. La fertilità fa parte della salute di un essere umano e può essere sicuramente compromessa da una serie di comportamenti, quindi sì, ci sta che vengano informati i giuovani su questi rischi.

Ma perché non li informiamo con l’educazione sessuale nelle scuole. Sì, sì, si fa l’educazione affettiva o come cazzo si chiama ora, ma qualcuno a ‘sti ragazzini glielo insegna come si mette un preservativo? Qualcuno parla di malattie sessuali?

Quando racconto ai miei amici non italiani che abbiamo i ginecologi obiettori di coscienza questi mi guardano così:

Se poi racconto che per farsi chiudere le tube, farsi sterilizzare insomma, si è sottoposte ad una lunga procedura che prevede colloqui con un tot di professionisti, incluso uno psichiatra, che decideranno se approvare o meno la richiesta, la reazione diventa così:

Ah, tra parentesi, il ginecologo che opera è perseguibile penalmente. La mia ginecologa ha detto che lei è disponibile e che a 42 anni non dovrei avere troppi problemi a far accettare la mia domanda, ma che sì, insomma, devo andare a giustificare di fronte a un gruppo di sconosciuti cosa voglio fare del mio utero. E della mia vagina, che come si sa è un organo di riproduzione, mica di piacere.

Ma torniamo alla campagna sulla fertilità: il testo completo dell’iniziativa si legge in un comodo pdf intitolato “Piano nazionale per la fertilità“. Non natalità, non politiche per la famiglia, proprio fertilità.

Io penso che neanche il copy della propaganda fascista sarebbe riuscito a fare di meglio.

La Fertilità è sempre maiuscola, si parla di Prestigio della Maternità, sempre maiuscole. Sono 137 pagine, io di leggerle tutte non ho voglia, anche perché nel momento stesso in cui ti impicci del mio utero e della mia voglia o non voglia di avere figli mi stai già sul culo e ti odio e ti voglio vedere morto tra atroci sofferenze che neanche in Game of Thrones. Però le ha lette tutte la mia amica Barbara Damiano, che ha scritto un post molto lucido. tl;dr: idea buona, pessima esecuzione.

Il punto è che l’Italia è un paese di vecchi. Il tasso di natalità è tra i più bassi d’Europa e questo è un problema serio per il futuro della nazione. Ma come mai gli italiani non fanno più figli? Non so perché gli italiani in generale non li facciano, ma questa è la mia storia, per dire che non potrei e non vorrei questa roba di gravidanza-parto-maternità un’altra volta nella mia vita.

  • Ci ho messo più di un anno a restare incinta. Una tortura. A metà dei tentativi ho dovuto interrompere per mesi per sospetto HPV.
  • Alla quindicesima settimana di gravidanza si scopre che Matteo soffre di piede torto bilaterale. I dottori ci dicono che è una malformazione che si accompagna a volte a una serie di sindromi neurologiche e trisomie sarcazzo. A volte. E lo sapremo solo 4 settimane dopo l’amniocentesi. A quel punto, se verrà fuori che il feto soffre di trisomia 18 ad esempio (praticamente il feto muore alla nascita in non solo quale percentuale di casi, ma alta, molto alta) mi toccherà comunque portare avanti la gravidanza, partorire, seppellire il feto perché in Italia non è previsto l’aborto oltre la dodicesima/quindicesima settimana.
  • Matteo nasce con un cesareo d’urgenza, dopo 2 ore di travaglio durante le quali si rischia che mi scoppi l’utero. Letteralmente, non come quando guardiamo le foto di Ryan Gosling e diciamo che ci scoppiano le ovaie. Segue degenza di 10 giorni in ospedale durante la quale le ostetriche di turno passano e mi strizzano le tette per convincermi che tutte le mamme hanno il latte.
  • Matteo sembra sano, sì con i piedi storti da far spavento e senza fasce muscolari dei polpacci, ma sano. Cosa fai, lo mandi al nido a 3 mesi che ancora non sai se ha ritardi mentali & co? Allora prendi una tata: 12 mesi, 10.000 euro. In nero, ovviamente.
  • Poi lo mandiamo al nido: una impiegata e un aiuto cuoco con un reddito complessivo di circa 30.000 lordi all’anno se ricordo bene, entrano nella fascia più alta, circa 450 euro al mese per i successivi due anni. Tra quello e la tata per quando Matteo sta male (ché, nel frattempo io sono tornata al lavoro) fanno altri 10.000 euro circa. Al nido ci entriamo solo perché Matteo ha mille mila punti per via del piede torto, by the way. Se no prima di noi in graduatoria c’erano tutte le finte ragazze madri della Torino bene ufficialmente senza reddito. Guardate, è facile: basta vivere a gratis in uno degli appartamenti di famiglia, non sposarsi e tenere la residenza da qualche altra parte #protip.
  • Quando sono rientrata al lavoro, in una piccola struttura e con un contratto a progetto durato 6 anni, devo dire che le mie cape tutte donne non mi hanno ostacolata, forse aiutava il fatto che nonostante avessi figliato, ho ripreso a lavorare a pieno ritmo il giorno stesso di rientro dalla maternità. Anche perché le due ore di permesso per allattamento per le cocopro non erano previste. E tanto io, a furia di farmi strizzare le tette dalle ostetriche, il latte non l’ho mai visto neanche dipinto.

E allora va bene, Stato, occupati della mia fertilità, ma prima di istituire una giornata nazionale con i soldi delle mie tasse, eccoti un paio di idee su come renderci tutti esseri in grado di gestire la propria sessualità, e non solo la procreazione, in modo cosciente e responsabile, come recita la più fascista delle tue cartoline:

Cartolina-4

  1. Educazione sessuale, affettiva e sulla parità di genere in ogni scuola di ordine e grado. Su, dai, facciamo vedere ai liceali come si mettono questi benedetti preservativi. Spieghiamo che se scoprono di avere una malattia venerea lo devono comunicare ai propri partner passati. Non demonizziamoli se contraggono una malattia sessualmente trasmettibile.
  2.  Potenziamento della rete di consultori. Non so come siate messi nella vostra città, ma l’ASL01 di Torino, quella di Centro, Crocetta, per intenderci i quartieri bene, ha i muri scrostati, i dottori scazzati, i turni d’attesa infiniti.
  3. Aumentare il budget per i nidi comunali. Non ho voglia né tempo di cercare le statistiche, ma una ricerca ad minchiam effettuata su campione non statisticamente rilevante come “i miei amici”, mi dice che non c’è un posto per ogni nuovo nato.
  4. Estendere tutto il periodo di congedo parentale ai padri. Non 14 giorni. Forse è già così, ma ditemi quanti amici avete che si sono fatti mesi di assenza per accudire i neonati. Io dopo un mese ero pronta per andare a lavorare e mi sarebbe piaciuto farlo, lasciando Tamir ad occuparsi del pupone. E i nonni? Perché non i nonni. Chi cazzo l’ha detto che tutte le madri vogliano sucarsi mesi a casa con un neonato?
  5. Eliminare la possibilità di obiezione di coscienza per i ginecologi che si rifiutano di praticare l’aborto. Non c’entra un cazzo forse con la fertilità, ma c’entra moltissimo con i nostri uteri, visto che di questo stiamo parlando.
  6. Eliminare la legge 40/2004. Oggi.
  7. Servirsi di fornitori migliori: le grafiche sono fatte con foto di Fotolia da 1 euro, l’abbinamento font orrendo, il sito down dopo 1 ora. No, io con le PA non lavoro, quindi non vi posso aiutare e poi vi ho già dato un sacco di consigli gratis in questo post.

Poi mi ricordo che in Italia nel 2016 siamo davvero messi così e capisco che noi laici non ce la faremo mai.

Così ho pensato che sarebbe bello fare una contro manifestazione il 22 settembre. Una manifestazione che veda tutti fare sesso sfrenato, una maratona di sesso non a scopo riproduttivo. Perché prima si diceva “Non lo fo per piacer mio, ma lo fo per piacer di Dio”. Ora mi tocca scopare anche per il bene della Nazione? Non ce la posso fare.

Siccome alla fine non riesco a superare i 17 anni, quando si ridacchiava sommessamente alla sola menzione di cose di sesso, ho anche creato una grafichetta assolutamente volgare e fuori luogo per promuovere questa giornata, che non è una giornata ma è un “fate un po’ cosa cazzo vi pare del vostro utero, che sia fertile o meno”.

FertilityDay

OMG, vedo ora un altro documento, “Abstract e Key Messages“, che tra le varie porcate recita: “Il rinvio porta al figlio unico, se arriva.” Pure iettatori quindi? Ma andatevene affanculo proprio.

2 pensieri su “Uteri ne abbiamo?

  1. Pingback: Andiamo a procreare: epic fail ministeriale - francescablog

  2. francesca florence

    Ciao Francesca, davvero complimenti per l’articolo e soprattutto per la forza d’animo. PS la grafica è bellissima proprio perché fuori luogo (in realtà è millemila volte più sensata dell’iniziativa ministeriale).

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