La nostra vita in Israele

25.03.2013

Negli ultimi post non sono riuscita a trattenere l’amarezza e l’incazzatura che nutro nei confronti di Israele e del kibbutz e quindi ho deciso di approfondire e raccontarvi qualcosa in più della nostra vita qui. Oggi è la vigilia della Pasqua Ebraica e la data mi sembra di buon auspicio…

Per chi ancora non lo sapesse, ci siamo trasferiti in Israele da Torino all’inizio del 2011 con l’idea di tornare a vivere nel kibbutz in cui è nato Tamir. Ci abbiamo pensato per anni e poi un giorno abbiamo preso la decisione e in pochi mesi abbiamo organizzato il trasferimento.

Quando ne abbiamo parlato con il soviet supremo (cioè la segreteria centrale del kibbutz) ci è stato detto che c’era sì qualche problema con le case, ma che il kibbutz era assolutamente interessato a permettere il rientro dei figli dispersi in giro per il mondo e per Israele.

E qui apro una parentesi: una delle idee fondanti dello stato stesso è il rientro degli ebrei della diaspora, per cui se hai almeno un bisnonno ebreo puoi chiedere la cittadinanza e lo stato ti aiuta anche a trasferirti con agevolazioni economiche, corsi di lingua, ecc… L’ideale del ricongiungimento famigliare è molto vivo, anche come metodo per affermare la supremazia demografica ebraica perennemente minacciata dalla velocità e abbondanza di procreazione araba. Chiusa parentesi.

Quindi noi trulli trulli si è fatta una festa di addio nella nostra comoda casetta gratis nel centro di Torino, si sono mollati lavori rispettosi e ben pagati, si è presa la creatura allora quattrenne e si è partiti verso la terra promessa. Dopo 6 mesi io ho capito che ci eravamo presi una fregatura: non solo il kibbutz non aveva nessuna intenzione di aprire il discorso rientri, ma anche il grande stato sionista non aveva nessuna intenzione di farmi vivere tranquillamente qui, in quanto Israele = Stato Ebraico, Francesca = Infedele.

Oggi la situazione è questa:

  1. mio visto: da rinnovare tutti gli anni con documentazione demenziale tipo foto di noi due pucci-mucci per far vedere che siamo coppia vera e non solo sposati per far avere a me passaporto israliano. Passaporto che non serve ad un cazzo e che anzi ti rende la vita difficilissima nel resto del mondo, ma che dovrò comunque richiedere se mai vorrò avere un minimo di diritti in Israele.
  2. lavoro: certo il tasso di disoccupazione è tra i più bassi al mondo, ma anche gli stipendi, se non lavori nelle start-up, sono parecchio bassi. Tamir ed io guadagnamo quasi il 35% in meno di quello che guadagnavamo in Italia, tanto per dire…
  3. abitazione: siamo in una baracca semi-abusiva da 45 metri quadri a 500 euro al mese, spese escluse. Certo abbiamo un frutteto intorno a casa e l’orto.
  4. istruzione pubblica: per essere uno stato che la mena a tutti di fare 3 figli, sono messi malissimo con l’istruzione pubblica. Fino a 3 anni non esiste e le strutture private costano un sacco e chiudono alle 16.30. Non ho ancora capito come ci si organizza con 1 figlio figuriamoci con 3 visto che si lavorano 45 ore alla settimana. Il livello inoltre è medio-basso non esiste cultura generale, le materia umanistiche sono completamente snobbate e il piano di studio è concentrato al 99.9% su Israele e sui suoi innumerevoli nemici e persecuzioni. Per la serie la rivoluzione francese questa sconosciuta.
  5. kibbutz: non so neppure cosa scrivere su questo tema perché il soviet lo abbiamo visto una volta nell’ormai lontano aprile 2011 e da allora non abbiamo contatti e non sappiamo nulla del nostro destino.

Per anni ho difeso Israele dagli attacchi di tutti quei comunistacci antisemiti dei miei amici italiani, ma la verità è che Israele oggi è un paese indifendibile. Continua ad essere un paese bellissimo, con luoghi meravigliosi da visitare e persone socievoli (molto superficiali, ma socievoli), ma vive in un clima di continua tensione, odio, vittimismo e aspettative nei confronti del resto del mondo (resto del mondo che a loro avviso è fatto da 33% di europei anti-semiti, 33% di americani benefattori e 33% di generalizzati nemici musulmani).

E allora voi vi chiederete: ma perché Francesca, invece di romperci i maroni con lamentele non te ne vai? Per par condicio ecco i 5 pro:

  1. Tamir: come in ogni matrimonio che si rispetti si deve arrivare a compromessi con il proprio partner. Mio marito dopo quasi 10 anni in Italia aveva voglia di tornare un po’ a casa e in fondo, ma proprio in fondo, io penso sia giusto accontentare anche lui.
  2. Clima: magari vi sembra un argomento debole, ma invece a me la caldazza piace…
  3. Crisi economica italiana: l’ho detto, guadagnamo poco, ma non sappiamo cosa voglia dire stare a casa disoccupati e quando il ristorante per il quale lavorava Tamir ha chiuso, lui si è cuccato per 3 mesi l’assegno di disoccupazione all’80% (te lo danno per 8 mesi)
  4. Amici: magari sono un po’ truzzi ma sono generosi, amorevoli e presenti.
  5. Tel Aviv: il mio sacro graal. Forse una delle città che mi piace di più al mondo, sento che prima o poi (visto che il kibbutz si è defilato) ci trasferiremo e quindi tengo duro!

E voi siete mai stati in Israele? Che idea vi siete fatti? Raccontate!

Ps Astenersi ebrei italiani sionisti della poltrona Frau, convinti che vivere in Israele sia una roba fighissima. Statevene comodi a Milano e continuate a mandare soldi, possibilmente al Keren Kayemet e non a qualche rabbinato oltranzista o, dio ce ne scampi e liberi, ai coloni. I vostri commenti verranno cancellati perché so già che saranno faziosi e pieni di insulti. Grazie.

PPs Astenersi anche sostenitori filo-palestinesi di un qualsiasi non meglio identificato centro sociale “Palestina libera, Palestina rossa” che non contribuiscono in nessun modo alla causa del popolo palestinese. Iniziate a mandare soldi e sostenete l’UNRWA invece di venire con le flotille della “pace”. I vostri commenti verranno cancellati perché so già che saranno faziosi e pieni di insulti. Grazie.

17 pensieri su “La nostra vita in Israele

  1. Carla

    Buongiorno,
    perdonami ma le tue parole non mi sono piaciute neanche un po’! Non sono sionista e non sono neanche nata ebrea, ma metà della mia famiglia è lì, una parte c’è sempre stata, una parte è riuscita a tornare, appena finito il liceo mia figlia andrà all’università proprio lì! Io penso che la scelta di vivere in Israele NON possa essere una scelta d’amore verso un uomo, per decidere di vivere in Israele devi amare profondamente il paese ed allora puoi superare le difficoltà. Per viverci quel luogo ti deve appartenere, deve far parte di te . Negli ultimi cinque anni parecchi amici hanno fatto aliya (quasi tutte famiglie con bimbi piccoli) e nessuno si è pentito! Sono stata molte volte in Israele e amo questo paese più di ogni altro, nonostante un ex marito israeliano! In bocca al lupo!

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  2. Daniela

    A me Israele piace molto, innanzitutto perché mi piacciono storia e archeologia e lì c’é veramente l’imbarazzo della scelta tra cosa visitare, poi ho studiato relazioni internazionali quindi anche da questo punto di vista Israele é un paese molto interessante da vedere perché é veramente al centro di moltissimi dibattitti e vicende che mi piace “vedere di persona” dopo averle studiate a lungo.
    Poi il clima certo, e il paesaggio!E la cucina? 🙂
    Sicuramente lo idealizzo molto, anche se molto lo critico, venendoci solo ogni tanto si tende a prendere il meglio (appunto sole, ottimo cibo, paesaggio stupendo, siti archeologici etc…) e di molte questioni della vita pratica non ci si rende conto, perché vivendone la realtà solo esteriormente non sono percepibili.
    Sicuramente non ho ben presente la vita reale, mi interessa leggerti proprio per questo, per aggiungere sfaccettature alla mia idea di Israele, anche quando le nostre opinioni non coincidono.
    Mi piacerebbe che Israele potesse essere conosciuto e visitato molto molto di più, perché é un paese che ha tanto da offrire, soprattutto vorrei che fosse conosciuto, al 90% degli italiani a cui parli di Israele (al di fuori della cricca della mia famiglia!) ne parlano con toni apocalittici ma non sanno nemmeno situarlo sul mappamondo…ecco, conoscere o se non altro vedere prima di criticare o schierarsi pro/contro sulla questione israelo/palestinese.Molti filo-palestinesi parlano senza aver visitato Israele ma essendo stati solo nei campi profughi (molti miei compagni di università ad esempio) e lo stesso molti “pro-sionisti” non si interessano minimamente delle problematiche del popolo palestinese…
    la situazione in Medio Oriente é intricata, ma il territorio é bellissimo e merita di essere visitato di più!

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    1. Francesca Autore articolo

      Io infatti ti aspetto ogni volta che vuoi 🙂
      La chiusura finale del post era proprio rivolta a chi parla, parla, parla del Medio Oriente e poi conosce solo i fatti apocalittici (che comunque non mancano, ma grazie al cielo non sono le uniche cose che succedono qui!).

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  3. scake

    Non lo so a che categoria appartengo, credo a nessuna di quelle che dovrebbero astenersi.
    In Israele ci sono stata 2 volte come “turista religiosa” (anno 2000 e anno 2007) diciamo e la terza si realizzera` fra qualche anno. Il mio viaggio si e` concentrato in Galilea e poi sono scesa anche a Gerusalemme e dintorni. La seconda volta ero incinta di 4 mesi.
    Ho capito che e` un posto molto complicato, molto “caldo” non solo in senso climatico, molto bello.
    Mi ha affascinato ogni volta (e non ho dormito in hotel 4 stelle) il melting pot e la tensione che si respira nell’aria.
    Sembra che la terra stia bollendo sotto i piedi.
    Vorrei tornarci ancora e ancora non solo per motivi religiosi, non e` gente che si lascia capire, e` vero che sei sempre schedata in base all’atteggiamento che hai nei confronti di Israele, ma vorrei ancora vedere fuori e guardare anche dentro.
    Sono stata in un kibbutz e dico la verita`: l’incuria per tutto quello che non e` terra e natura mi ha colpito
    Hai fatto una scelta d’amore coraggiosa, ti ammiro e contemporaneamente condivido la preoccupazione per quello che sara` soprattutto della vostra “creatura”.
    Ciao
    .

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  4. Mariella

    Be’ Franci livello di cultura generale medio basso pero’ e’ un po’ esagerato, no? per la mia esperienza personale Israele e’ un posto pieno zeppo di arte e iniziative culturali, non so come sia la scuola ma la societa’ mi sembra molto attiva in tal senso e non lo e’ in maniera elitaria, assolutamente.Capisco le frustrazioni e il fatto che gli Israeliani non siano “facili” e che Israele non sia un posto “facile” pero’ questo no, non credo…sara’ che io sono di parte (e non ho mai vissuto in Israele ) mi riesce difficile credere che sia tutto cosi’ nero. Boh io belle persone con molta cultura ne ho conosciute e ne continuo a conoscere tante in Israele se poi guardiamo alla “media nazionale” allora non e’ che in Italia ci sia tanto da rallegrarsi. E poi concordo Tel Aviv e’ bellissima. Spero solo che questo post non faccia la felicita’ del solito idiota anti israeliano a prescindere. Tu parli con cognizione di causa ed esperienza personale, la stragrande maggioranza no, e questo e’ un fatto innegabile.

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    1. Francesca Autore articolo

      Ti “aspettavo al varco” proprio perché la tua esperienza di vita in Israele e con israeliani è molto diversa dalla mia! Però Mari te lo devo proprio dire, non pensare per un momento che la media qui sia come quella dei tuoi suoceri, ahimè… O come i miei! Persone educate, sensibili, colte. E non lo è neppure in Italia, chiaramente!

      Fino a che sono stata in vacanza 3 settimane all’anno in Israele e in particolare in kibbutz avevo tutta un’altra idea di questo paese, ma dopo 2 anni di fila qui purtroppo tante cose non le vedo più come prima. Ovviamente questo è il mio personale parere e la mia esperienza. E poi mica è tutto così nero, ho messo anche i 5 pro 🙂

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  5. Mariella

    Ah dimenticavo …non c’e’ da preoccuparsi! Il solito idiota anti israeliano a prescindere solitamente non si abbassa a leggere articoli informativi su Israele…il suo tempo preferisce perderlo mettendo bandiere palestinesi sul profilo Facebook, solo nelle occasioni importanti pero’.

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  6. giulia

    ciao francesca,

    lettrice silenziosa da molto, commento per la prima volta.
    Sono stata in Israele due volte, una volta con il liceo per uno scambio e una volta l’estate scorsa da sola, ho girato e visitato amici e mi sono molto divertita.
    Per quanto come meta di vacanze ami Israele, posso capire al 100% la tua posizione, ed è la stessa della mia amica Lena, tedesca che si è trasferita per amore di un israeliano a Tel Aviv. Fanno una gran fatica a tirare avanti e a lei manca la Germania e la struttura statale forte, dice che non sa se ce la farebbe ad avere un figlio lì.
    Io non credo riuscirei a viverci per tanti motivi, da quello più pratico del non essere ebrea, e quindi per sempre cittadina di serie b (Lena e il suo fidanzato dovrebbero per esempio sposarsi a Cipro…) e poi perché non d’accordo con tantissime politiche (l’occupazione, la leva militare). Non c’è filopalestinismo in me, nemmeno un po’, ma la critica alle politiche di Israele è secondo me legittima e necessaria…

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  7. fede

    Allora, sono di Torino, anch’io espatriata ma negli USA, non ci conosciamo, ma dopo aver letto il tuo cognome ho avuto un flash: so dove abiti/abitavi a Torino. Non perche’ sono veggente, ma perche’ una amica di famiglia vive esattamente sul tuo pianerottolo! Carrambata, eh! Comunque, ho avuto la ventura di vivere in Israele a Gerusalemme per otto mesi, seguendo il mio compagno che era la’ per motivi di studio. Vivevamo sopra il mercato di Mahane Yehuda, in un appartamento semi diroccato e dovessi morire domani rimane una delle piu’ belle esperienze della mia vita. Tralascio i se e ma su Israele o sulla Palestina, e otto mesi sono nulla per capire davvero a fondo le problematiche che si intrecciano nella regione. Per me rimane una terra bellissima, di contrasti incredibili (cibo, religioni, etnie, antico/moderno etc etc) concentrati su un territorio alla fine piccolo. Ho dovuto aver a che fare con lo stato ed e’ effettivamente dura, a parte gli interrogatori terrificanti all’aeroporto – per cui se ci ripenso bene devo pigliarmi un valium-ho cercato di ottenere un’estensione del visto turistico. Finita malissimo.
    Rispetto all’Italia -al di la’ dei problemi specifici di Israele-pero’ e’un paese giovane, dove almeno le start-up trovano terreno fertile. Rispetto a quando ci ero stata una prima volta nel 2000, nel 2009 ho trovato il paese piu’ ultraortodossizzato, soprattutto Gerusalemme. Tel-aviv secondo me e’bellissima, pero’ se vuoi e’una metropoli mediterranea che potrebbe essere ovunque, mentre Gerusalemme (anche se non sono religiosa) ha un fascino unico e poi vuoi mettere la goduria di metterti la magliettina per l’arietta fresca d’estate?Sono stata spesso da amici in kibbutz e anche loro mi raccontavano della crisi del kibbutz in quanto tale. Un bell’esperimento, pero’ e mi da’ l’idea che per le famiglie sia un ambiente ideale.
    Potrei andare avanti per ore, ma lascio perdere. Buon Seder.

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  8. alessandra

    franci, io non so, ma sei non vuoi essere cacciata bada a come parli. e se proprio dovete andarvene di li cercate di non tornare in italia, per ora.

    p.s. sto cercando socie per il week end a tel aviv…

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  9. Danilo

    Buongiorno Francesca,
    io e mia moglie stiamo valutando l’idea di trasferirci in Israele, per diversi motivi, coi nostri 2 bimbi di 4 anni (lei) e 20 mesi (lui).
    Una parte della sua famiglia vive già lì e lei è sempre andata lì in vacanza sin da piccola, da quando stiamo insieme abbiamo fatto Roma – Tel Aviv 4 volte, sempre in vacanza, nelle ultime due coi bimbi. Io stavo cercando proprio una persona come te per sapere come è vivere in Israele, qualcuno che ha fatto un passaggio come quello che stiamo valutando noi, anche perché noi siamo cattolici e vogliamo continuare così. Abbiamo tante tante domande e finora nessuno che ci potesse dare delle risposte esauriente ed esaustive come te dato che lo vivi quotidianamente.
    Grazie.

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  10. ilaria

    Ciao. Mi é piaciuto molto quello che hai scritto perché condivido molte cose e anche io non ebrea e sposata con un.Israeliano pensavo.di venire a fare “Una esperienza di vita” in un.kibbutz” con i miei due figli per cosí tutti migliorare l ebreo. Sento molto viva da.parte dei famigliari in generale di fare tornar qualsiasi ebreo perduto nel mondo…no ricordo come lo chiamate. Dall altra parte vedo questa continua lotta contro il vicino arabo e vedo come voglia o no si indotrinamo i bimbi.Anche se in tutto il mondo succede questo. Io vivo in cataluña con mio marito e lo indotrinano al Catalano ed a essere pro una Catolonia indipendente…quindi paese che vai usanze che trovi…che possiamo farci.
    Una ultima cosa, che mi ha colpito in.questo ultimo viaggio che ho fatto qui a Israele, é che la nostra nipote di 13 anni mi ha detto che pensa di andarsene a vivere in Olanda perche qui tutti sono molto stressati…non sono riuscita bene ad approffondire pero devo dire che in Spagna , anche se anche noi ci lamentiamo di molte cose, si vive bene. Noi non abbiamo nessuna famiglia e dobbiamo arrangiarci con 2 bimbi, pero vedo che abbiamo molte aggevolazioni da parte del lavoro.per esempio. La vita é molto easy going e il tempo molto mite tutto l’anno. ti mando un bacio e ti auguro che le cose vadano al meglio per il bene di tutti. Chissa dopo tre anni dal tuo post come ti vanno….

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  11. Jessica

    Ciao Francesca ,sono capitata qui per caso cercando qualche info sul web ,per come poter avere un visto piu lungo senza uscire …..e rimanere in questo paese che mi ha affascinato dal primo momento che son arrivata ,il mio compagno vive qui da 25 anni,non e’ israeliano ,e’ olandese e davvero vorrei provare a vivere qui .Al contrario di quello che tanta gente mi ha detto ,io ho sentito un senso di pace interiore da quando sono arrivata ,la gente e’ molto easy ,il clima e’ perfetto e il cibo e’ un altra cigliegina sulla torta ….
    mi sono innamorata ..non solo del mio compagno ….ma di questo paese ai miei occhi cosi solare …..un abbraccio

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