Negli ultimi post non sono riuscita a trattenere l’amarezza e l’incazzatura che nutro nei confronti di Israele e del kibbutz e quindi ho deciso di approfondire e raccontarvi qualcosa in più della nostra vita qui. Oggi è la vigilia della Pasqua Ebraica e la data mi sembra di buon auspicio…
Per chi ancora non lo sapesse, ci siamo trasferiti in Israele da Torino all’inizio del 2011 con l’idea di tornare a vivere nel kibbutz in cui è nato Tamir. Ci abbiamo pensato per anni e poi un giorno abbiamo preso la decisione e in pochi mesi abbiamo organizzato il trasferimento.
Quando ne abbiamo parlato con il soviet supremo (cioè la segreteria centrale del kibbutz) ci è stato detto che c’era sì qualche problema con le case, ma che il kibbutz era assolutamente interessato a permettere il rientro dei figli dispersi in giro per il mondo e per Israele.
E qui apro una parentesi: una delle idee fondanti dello stato stesso è il rientro degli ebrei della diaspora, per cui se hai almeno un bisnonno ebreo puoi chiedere la cittadinanza e lo stato ti aiuta anche a trasferirti con agevolazioni economiche, corsi di lingua, ecc… L’ideale del ricongiungimento famigliare è molto vivo, anche come metodo per affermare la supremazia demografica ebraica perennemente minacciata dalla velocità e abbondanza di procreazione araba. Chiusa parentesi.
Quindi noi trulli trulli si è fatta una festa di addio nella nostra comoda casetta gratis nel centro di Torino, si sono mollati lavori rispettosi e ben pagati, si è presa la creatura allora quattrenne e si è partiti verso la terra promessa. Dopo 6 mesi io ho capito che ci eravamo presi una fregatura: non solo il kibbutz non aveva nessuna intenzione di aprire il discorso rientri, ma anche il grande stato sionista non aveva nessuna intenzione di farmi vivere tranquillamente qui, in quanto Israele = Stato Ebraico, Francesca = Infedele.
Oggi la situazione è questa:
- mio visto: da rinnovare tutti gli anni con documentazione demenziale tipo foto di noi due pucci-mucci per far vedere che siamo coppia vera e non solo sposati per far avere a me passaporto israliano. Passaporto che non serve ad un cazzo e che anzi ti rende la vita difficilissima nel resto del mondo, ma che dovrò comunque richiedere se mai vorrò avere un minimo di diritti in Israele.
- lavoro: certo il tasso di disoccupazione è tra i più bassi al mondo, ma anche gli stipendi, se non lavori nelle start-up, sono parecchio bassi. Tamir ed io guadagnamo quasi il 35% in meno di quello che guadagnavamo in Italia, tanto per dire…
- abitazione: siamo in una baracca semi-abusiva da 45 metri quadri a 500 euro al mese, spese escluse. Certo abbiamo un frutteto intorno a casa e l’orto.
- istruzione pubblica: per essere uno stato che la mena a tutti di fare 3 figli, sono messi malissimo con l’istruzione pubblica. Fino a 3 anni non esiste e le strutture private costano un sacco e chiudono alle 16.30. Non ho ancora capito come ci si organizza con 1 figlio figuriamoci con 3 visto che si lavorano 45 ore alla settimana. Il livello inoltre è medio-basso non esiste cultura generale, le materia umanistiche sono completamente snobbate e il piano di studio è concentrato al 99.9% su Israele e sui suoi innumerevoli nemici e persecuzioni. Per la serie la rivoluzione francese questa sconosciuta.
- kibbutz: non so neppure cosa scrivere su questo tema perché il soviet lo abbiamo visto una volta nell’ormai lontano aprile 2011 e da allora non abbiamo contatti e non sappiamo nulla del nostro destino.
Per anni ho difeso Israele dagli attacchi di tutti quei comunistacci antisemiti dei miei amici italiani, ma la verità è che Israele oggi è un paese indifendibile. Continua ad essere un paese bellissimo, con luoghi meravigliosi da visitare e persone socievoli (molto superficiali, ma socievoli), ma vive in un clima di continua tensione, odio, vittimismo e aspettative nei confronti del resto del mondo (resto del mondo che a loro avviso è fatto da 33% di europei anti-semiti, 33% di americani benefattori e 33% di generalizzati nemici musulmani).
E allora voi vi chiederete: ma perché Francesca, invece di romperci i maroni con lamentele non te ne vai? Per par condicio ecco i 5 pro:
- Tamir: come in ogni matrimonio che si rispetti si deve arrivare a compromessi con il proprio partner. Mio marito dopo quasi 10 anni in Italia aveva voglia di tornare un po’ a casa e in fondo, ma proprio in fondo, io penso sia giusto accontentare anche lui.
- Clima: magari vi sembra un argomento debole, ma invece a me la caldazza piace…
- Crisi economica italiana: l’ho detto, guadagnamo poco, ma non sappiamo cosa voglia dire stare a casa disoccupati e quando il ristorante per il quale lavorava Tamir ha chiuso, lui si è cuccato per 3 mesi l’assegno di disoccupazione all’80% (te lo danno per 8 mesi)
- Amici: magari sono un po’ truzzi ma sono generosi, amorevoli e presenti.
- Tel Aviv: il mio sacro graal. Forse una delle città che mi piace di più al mondo, sento che prima o poi (visto che il kibbutz si è defilato) ci trasferiremo e quindi tengo duro!
E voi siete mai stati in Israele? Che idea vi siete fatti? Raccontate!
Ps Astenersi ebrei italiani sionisti della poltrona Frau, convinti che vivere in Israele sia una roba fighissima. Statevene comodi a Milano e continuate a mandare soldi, possibilmente al Keren Kayemet e non a qualche rabbinato oltranzista o, dio ce ne scampi e liberi, ai coloni. I vostri commenti verranno cancellati perché so già che saranno faziosi e pieni di insulti. Grazie.
PPs Astenersi anche sostenitori filo-palestinesi di un qualsiasi non meglio identificato centro sociale “Palestina libera, Palestina rossa” che non contribuiscono in nessun modo alla causa del popolo palestinese. Iniziate a mandare soldi e sostenete l’UNRWA invece di venire con le flotille della “pace”. I vostri commenti verranno cancellati perché so già che saranno faziosi e pieni di insulti. Grazie.